Con l’ordinanza n. 16564/2025, la Suprema Corte di Cassazione, Sezione Tributaria, si è pronunciata in materia di merger leveraged buy out (MLBO), precisando che tale operazione, pur potendo comportare vantaggi fiscali, non è automaticamente elusiva se inserita in un progetto più ampio di ristrutturazione societaria che comporti un’effettiva modifica dell’assetto di controllo. Anche la permanenza di alcuni soci originari nella nuova compagine non esclude, di per sé, la legittimità dell’operazione, quando si verifichi un effettivo change of control.
Il caso
La vicenda prende le mosse da un’operazione di acquisizione societaria avvenuta secondo lo schema tipico del merger leveraged buy out, previsto dall’art. 2501-bis del Codice Civile.
In sostanza, una società veicolo (newco), costituita ad hoc da nuovi investitori, ha acquisito il controllo di un’altra società (target) mediante l’indebitamento. Successivamente, le due società sono state fuse, con il risultato che il debito contratto per l’acquisto è stato trasferito sul patrimonio della società acquisita.
L’Agenzia delle Entrate ha ritenuto che tale operazione fosse finalizzata esclusivamente ad ottenere vantaggi fiscali indebiti, in violazione del principio antielusivo previsto dall’art. 37-bis del D.P.R. n. 600/1973 (norma applicabile ratione temporis).
In particolare, secondo l’Amministrazione finanziaria, l’operazione sarebbe stata priva di valide ragioni economiche, soprattutto in quanto parte dei vecchi soci risultavano ancora presenti nella nuova compagine.
La controversia è quindi arrivata fino in Cassazione, dopo che i giudici di merito avevano espresso orientamenti contrastanti
L’ordinanza n. 16564 del 20 giugno 2025
Con questa ordinanza, la Cassazione ha affrontato la questione sotto il profilo dell’abuso del diritto, fornendo importanti chiarimenti in tema di operazioni straordinarie societarie.
La Corte ha innanzitutto ricordato che il merger leveraged buy out è un’operazione espressamente prevista dalla legge e, come tale, non può considerarsi automaticamente elusiva.
Il solo fatto che tale operazione comporti il trasferimento del debito sulla società acquisita e la possibilità di dedurre fiscalmente gli interessi passivi non basta a configurare un abuso del diritto.
Il giudizio sull’abusività, infatti, richiede una valutazione complessiva, caso per caso, che tenga conto della funzione economica e strutturale dell’operazione.
Nel caso esaminato, la Corte ha sottolineato che l’ingresso di nuovi soci e il conseguente mutamento significativo dell’assetto di controllo della società (change of control) rappresentano elementi idonei a giustificare l’operazione sotto il profilo economico-organizzativo.
Ciò vale anche se i soci originari continuano a far parte della nuova compagine, purché il loro potere di controllo esclusivo venga meno.
In sintesi, secondo la Cassazione, quando vi è una reale ristrutturazione societaria e un mutamento effettivo nella governance, non si è in presenza di un’operazione artificiosa volta solo a ottenere vantaggi fiscali.
La massima
“In tema di abuso del diritto, ai sensi dell’articolo 37-bis del Dpr 600/1973 vigente ratione temporis, l’operazione tipizzata dall’articolo 2501-bis Cc, definita comunemente merger leveraged buy out, può non avere quale elemento predominante ed assorbente lo scopo di eludere il fisco, trovando giustificazione in un più ampio progetto di ristrutturazione societaria volto all’ingresso di nuovi soci, anche quando nella società target, all’esito dell’operazione, siano ancora presenti i soci che ne facevano parte in precedenza, qualora risulti comunque modificato in maniera rilevante l’assetto di controllo preesistente (cosiddetto change of control), venendo a cessare il controllo esclusivo dei precedenti soci, ancorché gli stessi permangano nella compagine sociale”